Massimo Cavezzali, “Piglia e Dalla in concerto”, L’Isola Trovata, 1981.
La storia di un concerto di musica leggera a Firenze, un concerto come tanti. Sul palco ci saranno Francesco De Gregori e Lucio Dalla. Attorno a questo concerto si muove un piccolo mondo: c’è lo spiantato che tenta di vendere una statua (!) di Lucio Dalla a qualche fan tra il pubblico. C’è il vecchio appassionato di musica che raggiunge la sede dello spettacolo perché “non sono mai mancato a nessun concerto dal 1960 ad oggi. Io a Woostock c’ero, aho!”. Ci sono gli stessi Lucio Dalla e Francesco De Gregori che raggiungono Firenze su un camioncino sgangherato, pagato ben 37.000 lire. Quando il mezzo li lascia a piedi, trovano un passaggio su un aeroplanino da turismo insieme a Ron. Poi c’è il ragazzino, fan accanito di Dalla, che scappa al concerto senza aver fatto i compiti, e incontra Fabrizio De Andrè che pascola la vacca Marinella.
Intanto Francesco Guccini – fiaccola dell’anarchia in mano – incontra Roberto Vecchioni sul treno per Firenze. Paolo Conte preferisce usare la sua auto, ma dà un passaggio a una giovanissima autostoppista con l’erre moscia che tenta di sedurlo (di “dalla” appunto…). Mogol si allea con un professore pazzo che tenta di costruire il Supercantautore, una sorta di Frankenstein fatto con pezzi di Riccardo Cocciante, Claudio Baglioni, Lucio Battisti…
Alle 21 finalmente si ritrovano tutti, proprio tutti, ci sono anche Goran Kuzminac, Ivan Graziani, Antonello Venditti, Edoardo Bennato. Dovrebbero cantare sul palco, ma arriva il temporalone…
Massimo Cavezzali, ravennate classe 1950, una vita nel fumetto, si diverte a dissacrare i più noti cantautori italiani dell’epoca in questo fumetto caricaturale e divertentissimo. “Secondo me” scrive Piergiuseppe Caporale nell’introduzione “era abbastanza difficile prendere per il culo ‘sti mostri sacri senza cadere nell’insulto o nella volgarità: sì perché di difetti ne abbiamo tutti ma, chissà perché, il personaggio pubblico non dovrebbe averne. (…) È un po’ la storia di tutti noi che tutto sommato siamo musicisti falliti, che sfoghiamo le nostre paranoie, le nostre voglie inappagate con la penna. A Cavezzà, li mortacci tua, potevi almeno salvà la categoria! C’hai fatto finì furminati…“.
(11/11/2011)
