Cercavamo un disegno che rappresentasse il Manga tout court, ma in un modo che fosse apprezzabile anche da chi i manga non li conosce, non li legge, anzi, magari li evita proprio. Ci è venuta in aiuto Sabrina Sala, con la sua Eloisa, la protagonista della sua ultima opera: ed ecco la copertina del nr. 27 della nostra rivista digitale – che potete scaricare liberamente da QUI – dedicata al fenomeno-Manga e al suo rapporto col Fumetto occidentale.
Sabrina è autrice, disegnatrice, esperta di Fumetto giapponese e di anime, collaboratrice di studi di doppiaggio, case editrici, case di produzione e piattaforme tv, insegnante presso la Scuola del Fumetto di Milano e relatrice (sempre su anime e manga) per Wow Spazio Fumetto… Ma soprattutto, è una grandissima appassionata di animazione e fumetti giapponesi fin dal loro esordio nel nostro Paese. «La mia generazione (sono del 1974) ha conosciuto ‘ufficialmente’ i manga solo in seconda battuta, rispetto all’animazione giapponese» ci ha spiegato Sabrina. «Ecco perché i miei “autori” di riferimento sono da ricercarsi più tra i character designer degli anni Settanta/Ottanta, che tra i veri e propri mangaka. Shingo Araki e Michi Imeno, Leiji Matsumoto, Akio Sugino, Akemi Takada… Sono loro i miei nomi di riferimento, i miei “narratori” di fiducia, sui quali ho iniziato a formarmi sia graficamente che a livello narrativo. Per noi, generazione web-less, ogni scoperta era una conquista. Ogni passo verso il Giappone e la nostra neonata passione, uno sforzo immane… di tempo, di acume e anche economico. Quando arrivarono i manga – quelli veri – iniziai il mio personalissimo percorso scoprendo Osamu Tezuka, Go Nagai, Riyoko Ikeda e Yumiko Igarashi, Rumiko Takahashi, il favoloso Masakatsu Katsura… e via via, tutti gli altri. Perché da autori, ancora più che da lettori, non si finisce mai di imparare…».
Un’autrice come te, spiccatamente manga-oriented, ma italianissima ed insegnante per i ragazzi italiani, come vede il rapporto tra Manga e Fumetto occidentale?
Non credo che Manga e Fumetto occidentali siano mondi così distanti, o addirittura inconciliabili… Sono semplicemente due “mezzi di comunicazione” molto diversi. Manga e Fumetto occidentale non sempre hanno il medesimo intento: divertire, narrare, educare… E, soprattutto, non lo fanno nella stessa maniera. E’ nell’impostazione grafica e narrativa, come nella dilatazione dei tempi, che si percepisce la maggiore differenza.
Io stessa non amo solo Manga o autori nipponici, ma se pensiamo a quelle che sono le miei preferenze in termini di opere e autori occidentali, si potrà notare una certa “coerenza”, se non sempre stilistica almeno narrativa, tra tutto quello che mi piace e scelgo di leggere e guardare. Hugo Pratt, Moebius, Milo Manara, Sergio Toppi… Si potrebbe dire, quindi, che la differenza non è nemmeno da ricercarsi tra Manga e Fumetto occidentale ma semplicemente nella “sensibilità” e nella “percezione” personalissime di ogni singolo lettore… e disegnatore.
I progetti “cross” che sono di fatto sempre più numerosi (storie all’occidentale disegnate in stile manga) sono il futuro del Fumetto?
Ogni progetto, se interessante, vale la pena di essere vagliato e incoraggiato… Personalmente, penso che l’unico elemento che fa di un manga un manga, appunto, non è la trama, non è la struttura della tavola che la deve narrare (esistono manga dalle gabbie estremamente rigide e altri che ci presentano personaggi e le stesse vignette come dei veri e propri elementi pop-up), e non sono certo gli occhi grandi! Ma è la “filosofia” che trasuda dalle pagine disegnate, dove è sempre la grafica a farla da padrone a discapito della parola scritta.
Se guardiamo una qualunque tavola di un qualunque manga, tendenzialmente comprenderemo il 90% e più del suo significato, e le emozioni dei protagonisti, solo guardando i disegni – e questo grazie alla scelta delle inquadrature, all’uso di sfondi “emotivi”, alle linee cinetiche e alle onomatopee che si inseriscono e seguono il disegno stesso, a volte addirittura trasfigurandolo, alla grafica esasperata e spesso stilizzata quanto basta a rendere tutto immediatamente ed emotivamente “percepibile”.
Se prendo un qualunque fumetto occidentale e disegno a tutti i personaggi gli occhi grandi e poi stampo tutto alla maniera giapponese, il risultato non sarà comunque un manga… Quindi, per tornare alla domanda iniziale, non dimentichiamoci che alcuni dei manga e anime più famosi sono stati ambientati in occidente. Molto spesso in Europa… Hanno narrato storie di personaggi occidentali calati in quella che è o era la nostra cultura… Perciò, perché non farlo anche noi che, in questo caso, giocheremmo in casa? Tutto è possibile. Basta seguire la giusta “filosofia grafica”…
(Annalisa ‘Maya’ Bianchi)
