«Sob.
Il mio mondo sta finendo.
Anzi, è già finito.
Vado a visitare una nuova Mondadori appena aperta. Non ha il settore fumetti, ha un settore esclusivamente manga.
Passo dall’edicola in piazza. Nel suo settore fumetti, un tempo ancor recente ricco e florido, ampi spazi vuoti. I fumetti non arrivano neanche più, mi dice il gestore.
Giro a Milano centro. Nell’intera stazione di porta Garibaldi non c’è una sola edicola. In tutta la stazione Centrale c’è solo uno striminzito angolo giornali e riviste interno alla Feltrinelli.
In molte stazioni del metro non c’è più l’edicola, se c’è è più biglietteria e venditore di Torri di Pisa e gondole (a Milano).
Quelle sbarrate (o trasformate in fiorerie che Dio solo sa come fanno a campare) agli angoli delle strade sono sempre di più.
Non è una novità di oggi, certo, lo so bene. Anzi, è un processo cominciato da tempo.
Ma fare caso a tutto ciò in meno di 24 ore mi ha fatto sentire come Maggie Smith (rip.) nell’ultima puntata di Downton Abbey…»
Così il nostro Sbam-Antonio ha scritto di getto sulla sua pagina Facebook personale… ed ha scatenato un ampio dibattito!
Il sempre valoroso Marcello Toninelli è partito da qui per un bell’articolo sul suo blog, concentrandosi sulla conseguente crisi lavorativa che riguarda gli autori di fumetti e citando i dati SNAG (Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai): «Dal 2018 a oggi si registra una riduzione del 26% dei punti vendita esclusivi: nel corso degli ultimi cinque anni hanno chiuso 4.005 edicole. Oggi sono poco più di 11.000 e, di queste, quasi la metà svolge ulteriori attività rispetto alla vendita di quotidiani e periodici che resta comunque prevalente. Tra il 2021 e il 2022 le edicole hanno registrato una contrazione del 3,5%, ma nel 2023 si è arrivati a un saldo negativo su base annua del 5,6%».
Commentando lo stesso post, Fabiano Ambu dice che «Un Paese intero che non legge è un Paese fallito», mentre Claudio Sciarrone sposta l’attenzione sulla qualità dei fumetti oggi in vendita e sulle capacità manageriali di chi dovrebbe sostenerli e diffonderli: «Io mi preoccupo del fatto che non ci siano autori, idee e progetti italiani che valgano la pena di essere letti, o del come mai quelli validi vengano prodotti distrattamente e senza marketing anche da case editrici blasonate. Il problema è che c’è un’intera classe manageriale che non AMA il fumetto e il mondo correlato. Sembrano tutti in attesa di andare a fare altro».
Di certo il dibattito è ampio e complesso – noi di Sbam! ce ne occupammo a lungo con una serie di articoli sulla nostra rivista digitale negli scorsi anni – anche perché è riduttivo parlare di crisi del Fumetto (o per meglio dire, di crisi di diffusione del Fumetto, che invece mantiene eccellenze qualitative assolute), ma si deve parlare più in generale di crisi dell’editoria. Le edicole chiudono di conseguenza e le librerie non soffrono di meno.
Di certo, noi come gli ultimi giapponesi teniamo duro. E speriamo che abbia ragione il sempre grande Adriano Carnevali: «Coraggio, valoroso Antonio: non ci arrendiamo, pronti a lanciare contro il nemico la nostra stampella, pardon, matita…!».
Prosit!
#ascoltailtapiro
