
Classe 1973, torinese, Massimiliano Valentini scrive e sceneggia da diversi anni per il mondo Disney dove si è fatto un nome come “specialista” in Cip & Ciop. Ma lasciamo a lui la parola per raccontarci tutto…
Cominciamo dal facile: raccontaci la tua carriera, come hai cominciato e il tuo impatto col mondo Disney…
Ho cominciato proprio facendo il corso di sceneggiatura in Disney e ho scritto la mia prima storia nel 1999. Ma la passione per il fumetto comincia ancora prima, ovviamente, li leggevo fin da bambino. Cominciai a lavorare facendo il giornalista durante l’università, finché incontrai uno sceneggiatore di Diabolik, Agrippino Musso, che teneva corsi per aspiranti sceneggiatori. Chissà perché, scrivevo sempre storie molto tristi. È stato Musso stesso a dirmi di provare a cambiare genere, provare a scrivere qualcosa di comico. E allora mi sono cimentato con un soggetto di Topolino e Pippo che ho mandato alla Disney. Probabilmente è piaciuto, visto che mi hanno ricontattato per propormi il loro corso di sceneggiatura. Un anno di corso per “indottrinarmi” sulla loro filosofia e cominciare a lavorare.
E hai cominciato a lavorare con loro
Sì, ben presto sono passato da Topolino a Cip & Ciop, testata su cui ho lavorato per 15 anni.
Personaggi difficili da gestire, avendo una scena fissa su cui agire, giusto?
Sì, sono sempre nel bosco. In più i personaggi sono tutti amici, non esistono i cattivi nel mondo di Cip & Ciop, quindi lo schema è abbastanza fisso. Ecco perché ho ideato io un personaggio nuovo, zio Jeremy, un marinaio che portava i nipotini sul mare, così ho potuto inserire un ambiente nuovo.

“Un piccolo salto”, storia di Massimiliano Valentini, disegni di Sergio Cabella, pubblicata su “X-Mickey” nr. 981
Ma non ci sono solo scoiattoli, nella tua vita professionale…
No, no, ho scritto anche per Topolino, Paperino, Paperinik e X-Mickey, la testata “X-files” di Topolino, con mondi alternativi. Lì, in particolare, mi sono divertito con una storia “a rovescio”, disegnata da , che cominciava dalla parola fine e si concludeva con il titolo, il format di una meravigliosa storia di Ken Parker. Sono un fan accanito di Giancarlo Berardi, autore che consiglio sempre ai miei allievi nei corsi di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Torino ma anche a chiunque voglia cimentarsi con la penna sui fumetti.
Oltre Topolino, di cosa ti sei occupato?
Ho lavorato al Comandante Mark per If Edizioni, anche se non in formato fumetto: ho scritto racconti per edizioni illustrate, un vero piacere sia come esperienza professionale sia perché parliamo di un personaggio storico.
Ho scritto anche per Focus Pico, la versione per bambini di Focus, racconti brevissimi rivolti ai più piccoli, quindi racconti molto brevi con grandi illustrazioni.
Parliamo anche con te del “problema” dell’essere sceneggiatore: rispetto ai disegnatori, per voi è molto più difficile presentarvi agli editori, non avete l’immediatezza della tavola illustrata, dovete anzi presentare lunghi dattiloscritti; c’è poi il problema della lingua, visto che ovviamente scrivete in lingua-madre mentre il disegno è universale. Volendo c’è anche l’aspetto della popolarità verso gli appassionati, più facilmente rivolto al disegnatore che offre la tavola autografata nelle fiere. È così? E che consigli offri agli aspiranti?
Analisi veritiera, sigh! Farsi conoscere e ricordare è certo più difficile. Magari ci si può abbinare a un disegnatore per proporsi in coppia: chi ricorda Milazzo pensa subito anche a Berardi! Molti disegnatori poi si propongono anche come sceneggiatori di se stessi, il contrario è molto più difficile. Soffriamo dello stesso problema del chitarrista rispetto al cantante della band!
Altre informazioni nella versione più ampia di qusta intervista sono disponibili sul nr. 7 di Sbam! Comics, la nostra rivista digitale gratuita scaricabile gratuitamente da qui.
(Antonio Marangi • 16/02/2013)
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